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Gli scienziati e astronomi dell’Asia Centrale

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Il monumento a Khorazmi nella città di Khiva

Muhammad Musa Al-KHWARAZMI

Abū Jaʿfar Muhammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, (Corasmia o Baghdad, 780 circa – 850 circa), è stato un matematico, astronomo, astrologo e geografo persiano.

Nativo – come dice la sua nisba – della regione centroasiatica del Khwārezm (in persiano Khwārazm, l’antica Corasmia).

Era un matematico persiano, astronomo e geografo nel Khalifato degli Abbassidi. Era anche uno scienziato che aveva lavorato nella Casa della Sapienza dell’Accademia delle scienze a Bagdad (Accademia di al-Ma’mun)

Si conosce poco della sua vita: non è neppure certo dove al-Khwārizmī sia nato. La sua nisba fa pensare che potrebbe essere originario del Khwārezm, attiguo alla regione iraniana del Khorasan e all’incirca combaciante con le aree circostanti il lago Aral che sono ora conosciute come regione di Khiva e che fanno parte dell’Uzbekistan.

Lo storico annalista persiano (ma arabografo) al-Tabari gli attribuisce la nisba “al-Qutrabbulī”, credendolo originario di Qutrabbul, una piccola città vicina a Baghdad. Ad essa aggiunse anche la nisba “al-Majūsī”, lasciando intendere che egli fosse un Mago o un sacerdote zoroastriano. Alcuni hanno suggerito che la prefazione al suo libro sull’algebra potesse far intendere che egli fosse un musulmano ortodosso, sebbene i suoi studi di astrologia non consentano di confermare questa ipotesi. Nel Kitāb al-Fihrist (Libro dell’Indice) di Muḥammad ibn Isḥāq ibn al-Nadīm troviamo una biografia di al-Khwārizmī, contenente l’elenco dei libri da lui scritti. Al-Khwārizmī portò a termine la maggior parte dei suoi lavori – tutti scritti in lingua araba – fra l’813 e l’833.


Abu al-Abbas al-FARGHANI :

Ahmad ibn Muhammad ibn Kathir al-Farghani, anche noto nell’Occidente latino come Alfraganus .

Abū l-ʿAbbās Aḥmad ibn Muḥammad ibn Kathīr al-Farghānī (800 circa – 870 circa), è stato uno dei più famosi scienziati e astronomi musulmani del IX secolo.

Persiano d’origine, fu interessato alla misurazione del diametro terrestre, effettuando a Baghdad calcoli e rilevamenti assieme a uno staff di scienziati, sotto l’alto patronato del Califfo abbaside al-Maʾmūn.

Il suo principale testo, gli Elementi di astronomia sui moti celesti, scritto verso l’833, fu un competente sommario descritto dell’Almagestodi Claudio Tolomeo. Fu tradotto in latino nel XII secolo e rimase ampiamente popolare in Europa fino al tempo di Regiomontano. Nel XVII secolo, l’orientalista olandese Jacob Golius pubblicò il testo arabo, sulla scorta di un manoscritto che aveva acquistato nel Vicino Oriente, traducendolo in latino e accompagnandolo con ampie notazioni. Anche Jakob Christmann, astronomo tedesco dell’Università di Heidelberg, si occupò della traduzione del suo trattato di astronomia

Più tardi al-Farghani si spostò al Cairo, dove compose un importantissimo trattato sull’astrolabio, circa nell’856. Nell’861 supervisionò anche la costruzione di un grande nilometro nell’isoletta nilotica di al-Rawda (Roda), nella Vecchia Cairo, che ancora esiste e funziona perfettamente.

Il cratere Alfraganus sulla Luna è stato così chiamato in suo onore.


timbrare con l’immagine di al Biruni

Abu Rayhan Al-Bîrunî :

in italiano, Albiruni, ( Chorasmia, 4 settembre 973Ghazna, 13 dicembre 1048).

E stato  un matematico, filosofo e scienziato persiano che apportò cospicui contributi nei campidella matematica, medicina, astronomia;  filosofia e scienze. Il cratere Al-Biruni, situato sul Mare Marginis della Luna, è stato così chiamato in suo onore. Gli è stato dedicato un asteroide, 9936 Al-Biruni.

Nacque in Corasmia (Khwarazm), anticamente una regione a Nord-Ovest della Persia, all’epoca sotto il califfato araboislamicodegli Abbasidi, attualmente nota come Khiva (Uzbekistan).

Studiò matematica e astronomia sotto la guida di Abū Nasr Mansūr. Fu anche abile poliglotta: parlava infatti il persiano, l’arabo, il sanscrito, il greco e aveva una discreta conoscenza anche del siriaco, dell’ebraico e del latino.

Fra i suoi più significativi contributi è meritevole di menzione il fatto che, a soli 17 anni, calcolò la latitudine di Kath (Khwarazm/Corasmia), basandosi sull’altezza massima apparente raggiunta dal Sole, ma è anche da ricordare che, al compimento dei 22 anni, scrisse diversi brevi trattati, incluso uno intitolato Cartografia, ovvero uno studio sulle proiezioni cartografiche che comprendeva la prima descrizione della proiezione azimutale equidistante. In seguito sviluppò degli spunti che sono visti come un’anticipazione di un sistema di coordinate polari.

Migliorò l’approssimazione del calcolo raggio terrestre in 6 339,6 chilometri, migliorando la stima di 6.314,5 km compiuta da Eratostenenel 230 a.C.

Si ritiene che i lavori di al-Bīrūnī siano stati 146 e di questi 95 dedicati all’astronomia, matematica e argomenti collegati come la geografia matematica.

 


Hamid al-KHUYANDI :

Matematico e astronomo (nato nel 940 – morto nel 1000), nato a Khujand (moderna del Tajikistan).

Al Khujandi ha lavorato con il patrocinio degli Emiri Buwayhid presso l’Osservatorio nei pressi di Ray, l’Iran, dove è conosciuto per aver costruito il primo grande sestante murale nel 994 dC, mira a stabilire l’inclinazione della Terra assiale (“obliquità dell’eclittica”) per alto precisione.

Ha determinato l’inclinazione assiale di essere 23 ° 32’19 “per l’anno 994 dC Egli ha osservato che le misure di astronomi precedenti avevano trovato valori più alti. (Indiani: 24 °; Tolomeo 23 ° 51 ‘), e quindi scoperto che l’inclinazione assiale è non è costante ma è in realtà (attualmente) diminuisce. la sua misurazione della inclinazione assiale era tuttavia circa 2 minuti troppo piccole, probabilmente per il suo strumento pesanti sedimentazione nel corso delle osservazioni.

Questo sestante, con un diametro di 40 metri, servito da modello per l’Osservatorio di Samarcanda, 4 secoli dopo.


Ritrato di Umar Khayyam

Umar Khayyām :

ʿUmar Khayyām, nome completo Ghiyāth ad-Dīn Abu’l-Fatḥ ʿUmar ibn Ibrāhīm al-Khayyām Nīshāpūrī

(Nīshāpūr, 18 maggio 1048Nīshāpūr, 4 dicembre 1131), è stato un matematico, astronomo, poeta e filosofo persiano.

Khayyām scienziato

La sua vita fu fortemente influenzata dagli eventi politici del periodo di instabilità nel quale visse, periodo dell’invasione della Siria, della Mesopotamia e della Persia da parte dei Turchi Selgiuchidi, vari sconvolgimenti sociali conseguenti, nonché aspri conflitti religiosi. Poté, quindi, dedicarsi agli studi solo nei periodi nei quali riusciva a procurarsi la protezione di un potente.

Nonostante le difficoltà del tempo riesce a scrivere vari libri su aritmeticaalgebra e musica prima dei venticinque anni. Nel 1070 si trasferisce a Samarcanda dove viene protetto dal giurista Abū Ṭāhir e riesce a scrivere il Trattato sulla dimostrazione dei problemi di algebra, il suo libro più importante.

Nel 1073 viene invitato dallo  Malik-Shah (10721092) ad Iṣfahān per fondarvi un osservatorio astronomico. Qui per 18 anni si dedicò alla compilazione di accurate tavole astronomiche ed alla riforma del calendario.

Nel 1092 muore Malik-Shah e si conclude il precedente periodo di tranquillità, mentre il suo grande visir Niẓām al-Mulk viene ucciso dai cosiddetti “Assassini“, seguaci di una setta ismailita. I fondi per l’osservatorio vengono a mancare e la riforma del calendario non si realizza con pienezza. Inoltre il lavoro scientifico di Omar Khayyām viene attaccato dai musulmani sunniti, in quanto non conforme alle norme della fede.

Nel 1118 Omar Khayyām viene invitato in centro di studi a Merv (Turkmenistan) qui potrà ancora concentrarsi sui suoi studi. A partire da un problema geometrico giunge a porsi il problema della soluzione dell’equazione cubica

x^{3}+200x=20x^{2}+2000}

Khayyām si occupa anche del triangolo di Pascal e dei coefficienti binomiali, seguendo in questo al-Karaji. Affronta anche le difficoltà poste dal V postulato di Euclide e dimostra, inconsapevolmente, alcune proprietà delle geometrie non-euclidee. Studia poi i problemi dei rapporti giungendo a dimostrare l’equivalenza tra uguaglianza dei rapporti secondo Eudosso ed Euclide e quella dovuta ad al-Mahani, basata sulle frazioni continue.

 

Khayyām poeta

Al di fuori degli ambienti matematici ʿOmar Khayyām è noto nella storia della letteratura persiana per la sua attività poetica, benché appaia certo che non fu un poeta di professione: probabilmente componeva nei ritagli di tempo e per un pubblico ristretto di amici e intenditori.

Sotto questo aspetto è noto per le bellissime Quartine (Rubʿayyāt), nelle quali spesso si riversa lo spirito critico e corrosivamente ironico dello scienziato “insoddisfatto” del piano della creazione.

In effetti, se è vero che le Quartine sono dedicate soprattutto al motivo del vino e all’esaltazione del “vizio” bacchico, contengono pure altri temi, assai più profondi, come ad esempio: una meditazione originale sulla morte e sui limiti della ragione umana “impotente” di fronte al mistero dell’esistenza; un rimprovero, spesso rancoroso, a Dio, il cui progetto creativo è accusato di irrazionalità e incoerenza; un feroce attacco al bigottismo e all’ipocrisia dei religiosi.


QADI ZADA AL RUMI

Qadi-zadeh Roumi matematico ed astronomo (1364 ad Bursa in Turchia – 1436 a Samarcande in Uzbekistan).

 

Fu l’allievo dello scienziato al-Fanari di Bassora (Iraq) che gli consigliò di completare la sua istruzione scientifica al Khorassan (a Hérat) ed in Transoxiane (a Samarcande e Boukhara). Fece il viaggio soltanto nel 1407, dopo la morte di Tamerlan.

È aSamarcandecheincontrònel 1410ilprincipeOuloughBeg,cheavevaallora16anni;diventòsuoprofessoreesviluppòdaluiilgustodellescienze.

Dopo l’apertura nel 1420 della médersa di Oulough Beg, Qadi-zadeh Roumi vi insegnò con un altro scienziato, al-Kachi, e probabilmente Oulough Beg stesso.

Qadi-zadeh Roumi ha calcolato il seno di 1° con una precisione (espressa in decimali) di 10-12


ritratto di al-Kashi, Museo dell’Osservatorio di Samarcanda

Jamshid al-KASCHI :

Ghiyāth al-Dīn Jamshīd Masʿūd-al-Kashī, conosciuto come al-Kashī (Kashan, 1380 circa –Samarcanda, 22 giugno 1429), è stato un matematico e astronomo persiano.

In gioventù si avviò a studi di medicina e si avvicinò alla matematica ed all’astronomia solo in un secondo tempo. Avendo assistito a un’eclisse di Luna a Kashan nel 1406 scriverà diverse opere astronomiche negli anni seguenti.

Contro ogni ostacolo e basandosi sulle Zīj-i Ilkhānī (tabelle ilkhanidi) di Nasir al-Din al-Tusi, costruì un nuovo catalogo stellare, opera che conteneva anche una collezione di equazioni matematiche utili per l’astronomia come le formule per la trasformazione delle coordinate eclittiche in coordinate equatoriali e tabelle trigonometriche.

A Samarcanda al-Kashi giocò un ruolo fondamentale nella concezione dell’osservatorio astronomico, inaugurato verso il 1429, e dei relativi strumenti di astronomia.

Al-Kashi era un formidabile calcolatore ed i suoi risultati restarono lungamente insuperati, nel al-Risāla al-muḥīṭiyya (Lettera sulla circonferenza) calcolò per esempio la circonferenza del cerchio unitario (cioè il doppio del numero pi greco, 2π) fino alla nona cifra sessagesimale: 6;16,59,28,01,34,51,46,14,50, e fino alla sedicesima cifra decimale. Per inciso questo è uno dei documenti più antichi di calcolo col sistema decimale.

 


Мadrasa e osservatorio

Ulugh Beg :

Bek (Soltaniyeh, 22 marzo 139427 ottobre 1449) fu un sovrano dell’Impero timuride, oltre che un importante astronomo e matematico.

Uluğ Bek fu un personaggio notevole anche per il suo operato nell’ambito della matematica connessa con l’astronomia, ovvero di trigonometria e geometria sferica.

Il sovrano adolescente, profondamente affezionato al nonno e al padre, si impegnò strenuamente in loro nome per trasformare la città nel centro intellettuale dell’impero timuride. Tra il 1417 e il 1420 edificò sulla famosa piazza del Registan l’altrettanto famosa Madrasa (“università” o “istituto”) che prese il nome da lui, invitandovi a studiare numerosi astronomi e matematici musulmani. La figura più di rilievo nell’ambito della matematica fu sicuramente Ghiyath al-Kashi (circa 13701429).

I suoi interessi personali si concentravano sull’astronomia, per cui nel 1428 si fece costruire un enorme osservatorio detto Gurkhani Zij.

Non disponeva di telescopi nel senso moderno del termine ma utilizzando il cosiddetto “Sestante Fakhri”, che aveva un raggio di circa 36 metri e una separabilità ottica di 180 secondi di arco, fece osservazioni e misure della posizione degli astri di una precisione mai raggiunta prima e a lungo ineguagliata.

Nel 1437 Uluğ Bek determinò la lunghezza dell’anno siderale in 365.2570370…d = 365d 6h 10m 8s (con un errore di +58s). Nelle sue misurazioni nell’ambito di molti anni si era servito di uno gnomone alto 50 metri.

Ulugbek osservatorio a Samarcanda – parte dell’Osservatorio

Ritrato di Avicenna

Ibn Sinā, alias Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina, più noto in occidente come Avicenna  ( Balkh, 980Hamadan, giugno 1037), è stato un medico, filosofo, matematico e fisico persiano.

Fu una delle figure più note nel mondo islamico. In Europa Avicenna diventò un’importante figura medica a partire dal 1000, scrivendo importantissime opere rimaste incontrastate nello studio per più di sei secoli.

Ibn Sina nascere a Afshanah, vicino a Bukhara (attuale Uzbekistan)

Avicenna fu affidato alla cura di un insegnante privato e la sua precocità destò la meraviglia di tutto il vicinato; mostrò un’eccezionale condotta intellettuale, fu un bambino prodigio che imparò a memoria il Corano all’età di 10 anni e aveva anche una grande abilità nella poesia araba. Da un erbivendolo imparò l’aritmetica e cominciò ad apprendere molte cose grazie ad un erudito errante che si guadagnava da vivere curando i malati ed insegnando ai giovani.

Tuttavia rimase molto turbato dai problemi di metafisica ed in particolare dai lavori di Aristotele. Così per circa un anno e mezzo si dedicò anche alla filosofia, incontrando in questa disciplina gli ostacoli maggiori. In questi momenti di ricerca frustrante e confusa egli lasciava i suoi libri, faceva le abluzioni richieste, poi andava alla moschea e continuava a pregare fino a quando la luce spezzava le sue difficoltà. Nel profondo della notte, nei suoi sogni trovava la soluzione dei problemi che lo perseguitavano. Si dice che lesse per ben quaranta volte la Metafisica di Aristotele, fino a quando le parole si impressero nella sua memoria; ma il loro significato continuava a rimanergli irrimediabilmente oscuro, fino a che un giorno trovò l’illuminazione da un piccolo commentario di al-Fārābī che aveva comprato ad una bancarella di libri per la piccola somma di tre dirham. Grande fu la sua gioia a questa scoperta, ottenuta da uno scritto da cui si sarebbe aspettato soltanto del mistero, così si affrettò a ringraziare Dio ed elargì elemosina ai poveri.

Si dedicò alla medicina all’età di 16 anni e non solo imparò la teoria medica, ma dall’assistenza gratuita ai malati scoprì, secondo i suoi assistiti, nuovi metodi di cura. L’adolescente raggiunse lo status di medico all’età di 18 anni e dichiarò che: “la medicina non è una scienza difficile e complessa, come la matematica e la metafisica, così io ho fatto grossi progressi in poco tempo; sono diventato un dottore eccellente e ho cominciato a prendermi cura dei pazienti usando i rimedi appropriati”. La fama del giovane medico si sparse velocemente e curò numerosi pazienti senza richiedere nessun pagamento. A 18 anni i biografi riportano come avesse già assimilato tutte le opere scritte che il grande centro di Bukhara aveva a disposizione.

Per varie traversie di carattere familiare e politiche egli non poté dedicarsi completamente allo studio, dovendo accettare alcuni gravosi incarichi pubblici ed essendo costretto ad esercitare la professione di medico per sostentarsi.

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